L’imputazione come retorica del potere?

Giorgio Manganelli in un suo racconto scrisse: “Sul numero di feriti le Autorità restarono vaghe. Il che, appunto, è indice di autorità”.

Ambiguità e oscurità nella comunicazione erano, per Manganelli, elementi sintomatici del pubblico potere. Un calembour, certo, ma con qualche verità.

La relazione tra esercizio di un potere statale e comprensibilità delle forme con le quali quel potere viene esercitato è tema che meriterebbe d’essere studiato da più prospettive: quella giuridica, quella filosofica, quella politica e, ovviamente, quella linguistica.

Il capo d’imputazione è una delle forme più esemplari di esercizio di un potere.

La imputazione potrà esser colpita da sanzione processuale se si dimostrerà che la descrizione del fatto è priva dei requisiti della chiarezza e precisione prescritti dall’art. 417 c.p.p. .

Uno dei criteri per valutare la “chiarezza” di un qualsiasi testo scritto, cioè della sua comprensibilità, è il cd. “indice Gulpease”.

L’Indice Gulpease è un indice di leggibilità e fu elaborato nel 1988 nell’ambito delle attività di analisi e di ricerca condotte dal G.U.L.P. (Gruppo Universitario Linguistico Pedagogico), istituito presso il Seminario di Scienze dell’Educazione dell’Università “La Sapienza”.

L’indice di Gulpease prende in esame le due variabili linguistiche della lunghezza della parola e della lunghezza della frase, tenendo conto anche del vocabolario usato dal redattore del testo, valutandone la prossimità all’italiano standard.

L’esito della valutazione consiste nell’attribuzione di un punteggio da 0 a 100, in ordine crescente di leggibilità.

Le ricerche condotte hanno evidenziato che i testi con un indice inferiore a 80 sono difficili da leggere per chi ha la licenza elementare; quelli con un valore inferiore a 60 sono difficili da leggere per chi ha la licenza media e, infine, quelli con un punteggio inferiore a 40 sono scarsamente comprensibili da per chi ha un diploma superiore.

Solo i testi che registrano un indice superiore a 80 possono essere considerati comprensibili.

Ho scartabellato tra i miei fascicoli e ho provato a sottoporre un numero statisticamente modesto di capi di imputazione (50) alla valutazione di leggibilità Gulpease.

Si tratta di capi d’imputazione relativi a fatti non particolarmente complessi da descrivere. La scelta è caduta sulle imputazioni formulate in relazione a sinistri stradali dalla dinamica piuttosto semplice, nei quali risultavano coinvolti solo due soggetti.

Il risultato ha registrato un indice di leggibilità delle imputazioni che oscilla tra 29 e 31, cioè ben al di sotto della soglia di comprensione per chi ha un diploma superiore.

Secondo quanto riferito da “Il Sole 24 Ore”, nel 2018 gli italiani classificati come “analfabeti funzionali” sarebbero più del 47% della popolazione (https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/03/21/anche-tu-un-analfabeta-funzionale/).

Si tratta di coloro che sanno leggere e scrivere ma hanno difficoltà a comprendere testi semplici, come le istruzioni di un elettrodomestico.

Fuori da un modello di chiarezza e di leggibilità (e intelligibilità) il capo d’imputazione rischia di rimanere confinato in una dimensione esoterica, riservata a pochi alfabetizzati e oscura per colui che dovrebbe per primo comprenderlo, cioè l’imputato medio (probabilme analfabeta funzionale).

Provocatoriamente potremmo dire che ignorare gli indici di intelligibilità significa accettare il rischio che il testo dell’imputazione possa degradarsi a un artificio linguistico, a mera retorica di potere?

I dati riportati sono prodotti “in casa”, sono privi quindi di una qualche attendibilità scientifica.

La scelta stessa del modello Gulpease deriva dal fatto che non ho notizie della esistenza di ulteriori e migliori modelli eventualmente elaborati da qualche gruppo di ricerca universitaria.

I dati riportati però, per quanto domestici, potrebbero costituire lo spunto per una riflessione.

Se fosse possibile condurre un’analoga ricerca su un campione più ampio e variegato di testi tratti dai capi d’imputazione potremmo ottenere risultati assai preziosi per comprendere l’attuale livello di accessibilità linguistica del processo penale per la maggioranza della popolazione (laddove l’accessibilità linguistica riflette il livello di controllo esperibile sul rispetto delle garanzie).

Una tale ricerca potrebbe essere avviata solo se venisse stretta quella preziosa alleanza tra Università e operatori del diritto che, quantomeno nell’ambito della linguistica giudiziaria, gioverebbe a entrambe le comunità e, infine, alla funzionalità stessa del sistema Giustizia.

Post scriptum. Per doverosa onestà devo rilevare che questo testo ha ottenuto circa 49 punti secondo la valutazione di leggibilità.

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