L’insegnamento come il processo da remoto: la parola dell’Accademia.

E’ un onore ricevere e poter pubblicare un documento promosso dall’Accademia della Crusca e dall’Associazione per la Storia della Lingua Italiana – ASLI, a firma della Prof.ssa Rita Librandi, del Prof. Claudio Giovanardi e del Prof. Francesco Sabatini.

Esso riguarda la ripresa dell’attività di insegnamento in praesentia e ci interessa da vicino.

Le autorevoli riflessioni dell’Accademia sono del tutto sovrapponibili a quelle formulate dagli avvocati penalisti e, recentemente, dalla Commissione sulla Linguistica Giudiziaria della Camera Penale di Roma.

L’attività forense e quella docente necessitano, per essere effettive, dell’uso della parola in spazi fisici: queste sono le condizioni affinché si realizzi lo scambio e il contraddittorio, anziché il monologo e il soliloquio.

Il processo e l’insegnamento da remoto rendono remote le parole, vuoti e deserti i luoghi di incontro e di cooperazione, lontani i corpi di chi parla e di chi ascolta.

Se udire non significa ascoltare e se ascoltare non significa apprendere, dobbiamo chiederci se sia sufficiente un cavo informatico per trasmettere la comunicazione, nell’aula di Giustizia come in quella dell’Università.

Grazie al Prof. Giovanardi per la condivisione, che contribuisce a rendere questo luogo virtuale così pericolosamente ricco di incontri interdisciplinari.

Gruppo “Giustizia A Parole – Appunti di Linguistica Giudiziaria”:  https://www.facebook.com/groups/1352326014931521/?ref=share

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