Covid-19 e intercettazioni: se chi parla indossa la mascherina.

Nel 2003, durante l’epidemia della SARS, i cittadini di Hong Kong furono obbligati a indossare mascherine chirurgiche per proteggersi dal rischio del contagio. In quel periodo molti studenti dovettero affrontare l’esame orale di inglese e alcuni di essi contestarono le valutazioni finali lamentandosi delle difficoltà incontrate nel parlare e nel farsi comprendere a causa delle mascherine. Fu tuttavia accertato che tali difficoltà sarebbero state superate dagli stessi studenti mediante l’adozione di strategie compensative, come alzare il tono della voce, intensificare il linguaggio del corpo e stabilire un maggior contatto visivo con l’esaminatore (1).

Oggi il diffuso utilizzo della mascherina può porre questioni analoghe a quelle sollevate (forse strumentalmente) dagli studenti di Hong Kong nel 2003. In particolare l’uso della mascherina certamente rappresenta un tema importante negli studi di linguistica forense, sia in relazione alla interazione nell’aula di udienza sia in relazione all’ascolto e alla trascrizione di intercettazioni telefoniche e ambientali.

E’ stato già osservato quanto la percezione di una frase possa essere ridotta dall’occultamento, anche parziale, del volto, come già avviene in ambienti professionali, religiosi, ricreativi nonché in occasione della commissione di reati (2).

L’intellegibilità del segnale vocale è infatti agevolata se chi ascolta può osservare il parlatore e percepire sia le componenti acustiche che quelle visive. In sostanza chi ascolta elabora ciò che percepisce mediante un’attività multimodale, perché acquisisce le informazioni derivanti dal segnale acustico e le combina con quelle provenienti dai movimenti del volto, ottenendo un risultato informativo che è più completo di quello che potrebbe ottenere da una sola delle due fonti acustica o visiva (3). Chiunque, quando si trova in condizioni di ascolto disturbato, si affida all’osservazione di labbra, lingua, denti, guance.

In alcune ricerche l’attenzione è stata concentrata sull’ipotesi in cui l’immagine del volto di chi parla sia parzialmente o totalmente oscurata mediante l’utilizzo di sciarpe, passamontagna o mascherine chirurgiche (cd. “facewear”), esaminando anche il tipo di materiale con cui sono realizzate tali coperture e verificando quali siano le aree facciali più ricche di informazioni per l’osservatore (4).

Con particolare riferimento alle mascherine chirurgiche l’analisi ha evidenziato un incremento nell’errore di percezione di molte consonanti. Questo risultato sembra giustificato dal fatto che in quelle condizioni il tracciamento delle labbra non è possibile per l’ascoltatore e che lo stesso segnale acustico risulta compromesso per effetto dell’assorbimento di energia sonora causato dal tipo di materiale con cui è realizzata la mascherina.

La percezione del parlato può essere infatti agevolata tramite l’osservazione di ogni parte della superficie del viso e, per esempio, le rapide contrazioni dei muscoli sottostanti le aree extraorali (per esempio il mento e le guance) sono fortemente correlate con il movimento degli articolatori orali (5). Persino i tratti paralinguistici possono essere recuperati sulla base dei movimenti delle sopracciglia, degli occhi, della testa e della mascella di chi parla (6).

In sostanza la mascherina chirurgica, coprendo i movimenti delle labbra, limita l’osservazione alle sole aree facciali libere, cioè quelle esterne alla bocca (cd. “extraorali”), meno ricche di informazioni, e rischia così di impedire una corretta percezione della parola o della lettera pronunciata.

A queste considerazioni si aggiunga il fatto che, come sembrerebbe stato accertato, con la mascherina la stessa voce potrebbe essere poco chiara per l’ascoltatore: infatti i tessuti solitamente usati per questo accessorio causano una perdita di segnale vocale, con una conseguente qualità acustica fortemente degradata n partenza (7).

Ciascun materiale infatti determina una “perdita di trasmissione” (cd. “TL”, “transmission loss”), cioè un’attenuazione del suono trasmesso. Numerosi modelli di misurazione della TL vengono quotidianamente impiegati nella progettazione e nella produzione industriale sia nell’ambito dell’acustica architettonica, sia in quello dell’ingegneria dei trasporti o delle comunicazioni nelle sale di chirurgia. In alcuni studi sulla TL è stato osservato come la mascherina chirurgica sembra ridurre la trasmissione del suono in misura molto maggiore di quanto non accada nel caso di tessuti più spessi e pesanti come la sciarpa di lana, il passamontagna o addirittura il materiale in pile (7, 8).

I risultati di questi studi dovrebbero interessare chi si occupa di processo penale. Dovrebbero in particolare indurci a porre particolare attenzione sia al riconoscimento del parlatore, sia alla comprensibilità delle comunicazioni intercettate quando risulta che gli interlocutori abbiano indossato la mascherina chirurgica, sia all’attendibilità delle relative trascrizioni qualora siano state realizzate senza prendere in esame tale circostanza.

In questi casi, infatti, si dovrebbe tener conto della possibilità di almeno due tipologie di errore: quello che potrebbe cadere sulla stessa percezione della frase o della parola da parte di uno degli interlocutori (Tizio, indossando la mascherina, ha detto “morso”, Caio ha percepito “morto”) e quello che potrebbe cadere sulla percezione e sulla successiva trascrizione del dialogo da parte della polizia giudiziaria e del perito trascrittore.

Si dovrebbe inoltre porre attenzione al fatto che nel contesto di una intercettazione ambientale uno degli interlocutori potrebbe aver raggiunto una sufficiente comprensione della frase ascoltata basandosi sull’osservazione dei movimenti facciali intorno alla mascherina, osservazione preclusa all’agente di polizia giudiziaria o al trascrittore, i quali verrebbero a trovarsi in condizioni di maggiore difficoltà nella corretta percezione del dato sonoro.

Gruppo Facebook “Giustizia A Parole – Appunti di linguistica giudiziaria”: https://www.facebook.com/groups/1352326014931521/?ref=share

Riferimenti bibliografici

1) Coniam, The impact of wearing a face mask in a high-stakes oral examination: An exploratory post-SARS study in Hong Kong, in Language Assessment Quarterly 2, 2005, pagg. 235-261.

2) Remez, The perceptual organization of speech, in The Handbook of Speech Perception, pp. 28-50, Blackwell; Campbell, The processing of audiovisual speech: Empirical and neural bases, in Philosophical Transactions of the Royal Society of London, Series B, 2008, pagg. 101-110.

3) Jordan, Thomas, When half a face is as good as a whole: effects of simple substantial occlusion on visual and audiovisual speech perception, in Atten Percept Psychophys, 2011, vol. 73, no. 7, pp. 2270-85.

4) Fecher, Natalie & Watt, Dominic, Effects of forensically-realistic facial concealment on auditory-visual consonant recognition in quiet and noise conditions, in AVSP, International Conference on Auditory-Visual Speech Processing, 2013.

5) Thomas, Jordan, Contributions of oral and extraoral facial movement to visual and audiovisual speech perception, in Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, vol. 30, no. 5, pp. 873-888, 2004; Preminger, Lin, Payen, Levitt, Selective visual masking in speechreading, in Journal of Speech, Language, and Hearing Research, 1998, vol. 41, no. 3, pp. 564-575.

6) Lansing, McConkiee, Attention to facial regions in segmental and prosodic visual speech perception tasks, in Journal of Speech and Hearing Research, 1999, 42, pp. 526–539.

7) Llamas, Harrison, Donnelly, Watt Dominic, Effects of different types of face coverings on speech acoustics and intelligibility, in York Papers in Linguistics, 2009, 9.

8) “When compared to an individual speaking without a mask, speaking while wearing a surgical mask results in the degradation of speech understanding” – Kelsi Jo Wittum, The Effects of Surgical Masks on Speech Perception in Noise, Research Thesis, Ohio State University, April 2013.

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